COMITATO
PROMOTORE PETIZIONE RAI RAI, PER TUTTI, DI
PIÙ!
DOMANDE E RISPOSTE
In questa
pagina
raccogliamo le domande che più spesso ci rivolgono i
concittadini italiani in Europa sulla Petizione e sui vari temi che
riguardano la Rai
all'estero, e le nostre risposte.
1.1. Perché
avete lanciato la Petizione? Chi siete, come siete organizzati?
Siamo un gruppo
di cittadini italiani residenti in diversi paesi d'Europa, che avendo
visto com'è sentito da moltissimi concittadini all'estero il
tema dell'oscuramento della Rai hanno deciso di "provare a fare
qualcosa": una petizione, appunto, diretta alle autorità
italiane del Parlamento, del Governo e della stessa Rai, che possa
raccogliere il maggior numero possibile di firme e di adesioni per
richiedere l'eliminazione una buona volta dell'oscuramento, e una
maggiore attenzione del servizio pubblico radiotelevisivo italiano
verso gli Italiani all'estero. Abbiamo per questo formato un
"Comitato Promotore" di 14 persone, con sede a Bruxelles e contatti in
altri paesi d'Europa, e
redatto e cominciato a far circolare il testo della Petizione, con i
nostri
mezzi personali, senz'altro limitati, ma con un grande entusiasmo e
volontà, appunto, di fare qualcosa di concreto "dal
basso", per far sentire direttamente a chi di dovere la voce dei
concittadini in Europa. Non abbiamo alle nostre spalle una grande
"organizzazione", ma pensiamo che la cosa più
importante è cercare la massima unità possibile tra
tutte le idee, le sensibilità e le esperienze intorno a dei
temi, come questi sulla Rai, che interessano davvero tutti.
1.2. Perché la
Petizione si riferisce solo alla Rai? Pensate di fare qualcosa anche
per le altre televisioni che oscurano anch'esse i programmi
all'estero?
Ci riferiamo alla
Rai in quanto servizio pubblico radiotelevisivo, che appunto dovrebbe
essere al servizio di tutti gli Italiani, sia in Italia che
all'estero, senza le vere e proprie discriminazioni che avvengono
oggi ai danni di questi ultimi. È vero che anche altre
televisioni italiane oscurano certi programmi, ma al trattarsi di
catene private non possiamo in principio "pretendere" che
assumano questa o quella politica di diffusione. Noi dobbiamo
reclamare i nostri diritti di cittadini in primo luogo e specialmente
a quello che è di noi cittadini e deve servire a tutti i
cittadini. Ma è anche vero che se vinciamo la battaglia sul
servizio pubblico, anche le catene private non potranno non
adeguarsi, e quindi eliminare anch'esse queste assurde
discriminazioni.
1.3. Che rapporti
avete con i politici e i rappresentanti degli Italiani all'estero?
Non abbiamo alcun
rapporto speciale, se non il fatto che la Petizione è
assolutamente aperta a tutti, quindi accogliamo ben volentieri le
adesioni che stiamo ricevendo da politici di diverso schieramento
(europarlamentari, deputati e senatori) e dai rappresentanti delle
comunità italiane all'estero (membri del C.G.I.E., Com.It.Es.,
Associazioni regionali e culturali, etc.). Ma manteniamo la nostra
indipendenza e trasversalità: un tema come quello della Rai,
strettamente legato al diritto all'informazione per tutti e alla
cultura e lingua italiana nel mondo, non può essere
"egemonizzato" da alcuna parte politica, ma dovrebbe vedere
l'impegno attivo di tutti. Se poi si vedrà che determinate
posizioni politiche dimostrano più "sensibilità"
e interesse di altre, o addirittura qualcuna intende "ignorare"
o "boicottare" le legittime richieste di questa Petizione a
favore di tutti, saranno gli Italiani stessi a trarne le dovute
conclusioni nel corso dell'iniziativa.
1.4. Credete che una
petizione come questa possa davvero risolvere qualcosa?
Sì, perchè
questa non è una petizione come tante altre che già
sono state fatte, anche su temi relativi alla Rai etc.: perché
questa si basa in una grande mobilitazione "dal basso" dei
concittadini italiani sull'insieme del problema della Rai all'estero,
per fare veramente pressione sui responsabili politici e della Rai
che in tutti questi anni non sono stati capaci di risolvere la
situazione. Non è una petizione che solo raccoglie firme via
internet, escludendo così molti concittadini che non
dispongono di accesso a sistemi informatici: si raccolgono firme
"vere" di persone "vere" che rappresentano un
impegno sulle richieste della Petizione, e quanti più saremo,
tutti insieme e uniti, maggiori probabilità di successo
avremo, perché una simile mobilitazione, veramente senza
precedenti, non potrà essere ignorata.
1.5. Cosa sono e cosa fanno i Comitati
Locali?
Sono formati da
cittadini italiani che condividono e appoggiano i contenuti e gli
obiettivi della Petizione, e partecipano in diverse città e
paesi europei con presenza di comunità italiane alla sua
diffusione e alla raccolta delle firme, con piena autonomia di
iniziativa e attività, sempre naturalmente nel quadro della
Petizione stessa e in continuo collegamento con il Comitato
Promotore. Le firme raccolte dai Comitati Locali vengono fatte
pervenire al Comitato Promotore con sede a Bruxelles in modo più
efficace rispetto a degli invii singoli.
1.6. Si può
firmare anche elettronicamente via internet?
Sì: anche se
cerchiamo di raccogliere le firme dei concittadini italiani di
proprio pugno sui moduli stampati, consideriamo pienamente valide
anche le firme riprodotte sui moduli in formati elettronico (scritte
o scannerizzate) e spedite via e-mail, come mostra di appoggio e
condivisione dei contenuti e degli obiettivi della Petizione.
1.7. Raccogliete le
firme solo degli Italiani in Europa o anche degli Italiani in
generale, e di stranieri interessati a seguire i programmi italiani?
In principio, solo dei
cittadini italiani residenti in Europa, come primi destinatari della
Petizione in quanto colpiti dall’oscuramento dei programmi di Rai
1, Rai 2 e Rai 3 in Europa; ma sappiamo che il tema interessa anche i
cittadini italiani che, in Italia, ricevono i programmi Rai via
satellite – quindi anche loro hanno l’oscuramento – e i
cittadini non italiani che sono interessati alla lingua e cultura
italiana e quindi seguono i programmi della Rai. In questi casi,
accettiamo anche le loro firme come mostra di appoggio e
condivisione dei contenuti e degli obiettivi della Petizione.
1.8. Perché
dovrei firmare la Petizione, se i programmi della Rai non mi
interessano / non mi piacciono?
Perché qui non
si sta parlando della qualità dei programmi Rai, che è
un tema evidentemente molto discutibile e vario, e che andrebbe molto
al di là delle nostre possibilità, almeno in questo
momento; ma del principio
della parità di trattamento, per quanto riguarda la cultura
italiana e l’informazione radiotelevisiva, fra tutti gli Italiani,
dentro e fuori dei confini nazionali. È una battaglia di
civiltà e di rispetto, che riguarda tutti gli Italiani, siano
essi “telespettatori Rai” o no, perché una volta che
riusciamo a far debitamente riconoscere questo principio, potremo
anche esigere una migliore qualità nella programmazione
stessa: come del resto già chiede la Petizione nei suoi punti
2 e 3, parlando di “Telegiornale per gli Italiani all’estero” e
di “programmi specifici da e per gli Italiani all’estero”.
1.9. Perché
non rivolgete una petizione al Parlamento Europeo?
La questione è
sostanzialmente di ambito nazionale, dello Stato Italiano e delle sue
strutture di servizio pubblico radiotelevisivo, quindi in principio
non avrebbe molto fondamento una petizione al Parlamento Europeo;
comunque è un tema che teniamo presente per possibili futuri
sviluppi, nel contesto del “diritto all’informazione” garantito
dal quadro legislativo comunitario.
1.10. Fino a quando
dura la Petizione? Cosa farete delle firme raccolte?
Non abbiamo ancora
fissato un limite temporale preciso per la raccolta di firme; abbiamo
intenzione di raccoglierne il maggior numero possibile in tempi
ragionevoli, per poter presentare formalmente la Petizione alle
autorità competenti del Parlamento, del Governo e della Rai,
in modo che abbiano un appoggio ampio e forte che garantisca il
miglior risultato.
1.11. Avete previsto
altre azioni oltre alla raccolta di firme?
Sì,
senz’altro: non ci si vuole esaurire nella raccolta di firme per la
Petizione, ma abbiamo già delle idee riguardo a eventi
pubblici – il primo dei quali è a Bruxelles il 29 giugno,
altri seguiranno –, a manifestazioni presso le sedi Rai e le
rappresentanze diplomatiche italiane in Europa, a campagne stampa
(lettere, articoli…), eccetera. Ma tutto questo dipenderà
specialmente dalla mobilitazione effettiva dei concittadini italiani,
che con la loro presenza attiva in quantità e in qualità
potranno esercitare il maggior livello di pressione possibile.
2. Sul criptaggio/oscuramento della Rai
all'estero
2.1. Perché
certi programmi della Rai sono criptati ovvero oscurati? Che risposte
danno la Rai e i responsabili politici?
Il Governo
Italiano e la Rai parlano di "diritti di trasmissione", come "motivo
ufficiale" per giustificare l’oscuramento dei più
vari tipi di programmi, lasciando così intendere che si tratti
di una questione economica. In realtà, il problema non è
altro che di volontà politica, perché il caso italiano
con questo oscuramento è praticamente unico in Europa, in
quanto le televisioni pubbliche di paesi come Francia, Germania,
Regno Unito, Paesi Bassi eccetera diffondono ogni tipo di programma
anche al di fuori delle loro frontiere, tanto che appunto, per
esempio per un italiano in Belgio è più facile seguire
la "Formula Uno" in tedesco piuttosto che in italiano.
Vedere che le altre TV europee, comprese quelle di stati piccoli,
trasmettono in chiaro, rende la cosa ancora più
incomprensibile, e in tutto questo tempo nessuno dei responsabili
politici fornisce una spiegazione veramente plausibile. Non ha senso
infatti parlare di problema economico: sia perché si sta
parlando
del riconoscimento di un elementare diritto di uguaglianza fra tutti
gli Italiani come destinatari di un servizio pubblico, sia - se
vogliamo - al cospetto di un utilizzo di risorse economiche piuttosto
“discutibile” in cui si è distinta la Rai durante molti
anni: e allora vogliono "risparmiare" proprio oscurando i
programmi all'estero? Solo la Rai non ha i soldi per dare un servizio
pubblico veramente a tutti i suoi concittadini? No, il problema non
è
economico con dei pretesi "diritti di trasmissione", ma di
volontà
politica, e di mancanza della dovuta attenzione, di conoscenza e di
rispetto verso gli Italiani all’estero.
2.2. Da quando si fa
questo criptaggio/oscuramento dei programmi della Rai all'estero?
Da molti, troppi anni;
il tema in generale ritorna della massima attualità ogni due
anni, in occasione di grandi eventi sportivi come i Mondiali o gli
Europei di calcio, le Olimpiadi, etc., ma in realtà è
almeno dal 2002 che
sono state prodotte delle interrogazioni parlamentari in merito, ma
finora senza alcun risultato. Il problema era presente già da
prima, ma si è ulteriormente aggravato con la crescente
rigidità dei vari “copyright” nel mondo, e con la vendita
di parti importanti dell’archivio della Rai a operatori privati,
che quindi reclamano pagamenti di diritti quando vengono ritrasmesse
anche autentiche “opere storiche” come… i film di Totò.
Che, incredibile ma vero, finiscono così per essere oscurati
anch’essi.
2.3. C'è
relazione tra l'oscuramento della Rai e l'offerta dei canali
televisivi privati in Italia e in Europa? Se la Rai trasmettesse in
chiaro certi programmi (sport etc.), non si potrebbe creare una
situazione di "conflitto" con le emittenti nazionali che abbiano
acquistato dei diritti televisivi e magari offrono dei servizi a
pagamento?
Non ha molto
fondamento l'idea di un "conflitto" con emittenti nazionali,
perché
se ci sono "diritti" da pagare, così come li pagano
le altre emittenti nazionali dei paesi europei per trasmettere dentro
e fuori del loro territorio, che li paghi anche la Rai, per dare
servizio a tutti gli Italiani, dentro e fuori del territorio
nazionale. Per la Rai infatti si parla di un servizio pubblico per
tutti gli Italiani, sia in Italia che all'estero: invece questo oggi
non si dà, perché un Italiano fuori dall'Italia è
considerato dalla Rai come "diverso", e meritevole di meno
considerazione di uno in Italia.
2.4. I programmi Rai
diffusi in Europa vengono oscurati solo via cavo o anche sul satellite?
L’oscuramento avviene
via satellite, quindi in Europa riguarda tutti e tre i canali Rai, e
ricade su chi riceve la Rai sia direttamente attraverso una parabola,
sia mediante la distribuzione locale via cavo.
2.5. Sapete che
diversi programmi della Rai si possono comunque vedere in Internet,
come per esempio “Report” su http://www.report.rai.it? Sì, lo sappiamo; ma, prima di
tutto che non è proprio molto agevole vedere un programma
televisivo sullo schermo di un computer, e poi ben pochi tra i nostri
concittadini hanno i mezzi tecnici e la dimestichezza con l'informatica
per fare una cosa del genere. Da notare comunque che diversi programmi
Rai che vengono oscurati, lo sono anche in internet: caso per esempio
delle trasmissioni sportive.
2.6. L'oscuramento
della Rai è colpa dei distributori televisivi locali?
No,
assolutamente. Il segnale dei tre canali Rai viene diffuso attraverso
il satellite già con i programmi oscurati, e i sistemi di
ricezione e distribuzione locali così li ricevono e li
ritrasmettono via cavo. Gli operatori locali invece influiscono sulla
quantità dei canali Rai che offrono ai loro clienti: dei tre
possibili in Europa, a volte offrono solo Rai 1, e a volte nemmeno
quello. Anche in questo caso sarà necessario prendere delle
iniziative forti e unitarie per far sì che l’offerta dei
canali Rai sia adeguata alla grandezza e all’importanza delle
comunità italiane nelle diverse città.
2.7. Se la Rai non
dovesse più oscurare i programmi all'estero, non potrebbero
allora farci pagare il canone per i maggiori costi?
Secondo le disposizioni
vigenti, il canone Rai deve essere pagato da "chiunque detenga
uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei
programmi televisivi", e "trattandosi di un'imposta sul
possesso o sulla detenzione dell'apparecchio, il canone deve essere
pagato indipendentemente dall'uso del televisore o dalla scelta delle
emittenti televisive." Quindi, non esiste collegamento tra la
diffusione dei programmi Rai e il canone, e al trattarsi di
un'imposta italiana sul possesso, non è di applicazione al di
fuori del territorio nazionale. Non c'è alcun rischio di un
"canone" aggiuntivo per gli Italiani all'estero, nel momento in
cui avranno anch'essi finalmente la programmazione Rai senza
oscuramenti di sorta.
2.8. In Europa si
riceve "Rai International"? C'è anche lì
l'oscuramento? Ci sono differenze tra i suoi programmi e quelli delle
tre reti Rai?
Come
spiega il sito web di Rai International http://www.international.rai.it/diffusione/europa/index.shtml,
"in tutta Europa e nel bacino del Mediterraneo, Rai
International non diffonde il suo canale internazionale, bensì
si occupa della distribuzione e commercializzazione delle tre reti
televisive e radiofoniche RAI irradiate via satellite." Difatti,
tutta una serie di programmi di "Rai International" non si
diffondono in Europa: esempio fra tutti, "Sportello Italia",
e vari altri. L’oscuramento colpisce tutta una serie di programmi
Rai all’estero, sia su Rai International che sulle tre reti
trasmesse in Europa, in quanto viene realizzato a monte, all’atto
dell’emissione via satellite.
3. Sugli altri
contenuti e obiettivi della Petizione
3.1. Cosa intendete per
"Telegiornale per gli Italiani all'estero"? È
fattibile?
Il
“Telegiornale per gli Italiani all’estero” che si propone non
sarebbe un qualcosa uguale e contemporaneo nei cinque continenti,
evidentemente impossibile, ma delle produzioni a rotazione per
diversi paesi, da trasmettere in diversi orari e a diverse cadenze.
Naturalmente la questione va approfondita nei suoi dettagli tecnici e
operativi, ma qui importa che si riconosca il principio del diritto
all'informazione e alla comunicazione per gli Italiani all'estero,
con le notizie delle diverse comunità, per se stessi e per gli
Italiani in Italia: per comunicarsi appunto, per conoscersi
veramente, per avere un quadro reale e sistematico delle loro vite
come comunità e delle loro relazioni, andando oltre gli
occasionali "pezzi di colore" che a volte si realizzano
sulla cosiddetta "altra Italia".
3.2. Cosa vuol dire
"adeguamento culturale"? Che tipo di programmi vorreste "da
e per gli Italiani all'estero"?
Quello che richiediamo
è che vengano prodotti e diffusi dei programmi televisivi "da"
e "per" gli Italiani all'estero, proprio sulla linea di
quella "comunicazione bidirezionale" tra gli Italiani in
Italia e gli Italiani fuori dall'Italia, il cui primo e più
urgente esempio sarebbe il Telegiornale, ma che andrebbe esteso anche
ad altri tipi di programmi a scopo informativo e culturale: prodotti
all'estero sulla base delle competenze ed esperienze degli Italiani
all'estero per essere diffusi all'estero e in Italia, e viceversa
prodotti in Italia sugli Italiani in Italia riguardo ai temi
dell'estero per essere diffusi in Italia e all'estero. Pensiamo
quindi a programmi prodotti dagli stessi Italiani all’estero, o ai
quali partecipino in prima persona collaborando con le varie sedi Rai
in Europa, e che vengano trasmessi sia all’estero che in Italia; e
viceversa, con programmi prodotti in Italia su temi di interesse
anche per l’estero.
3.3. Oltre
all'oscuramento di certi programmi, esiste anche il problema in
numerose città in Europa dove la Rai viene sistematicamente
eliminata dall’offerta dei canali locali via cavo, con diversi casi
a seconda delle società di distribuzione: a volte si riceve
soltanto Rai 1, a volte addirittura non è più possibile
guardare la Rai. Come pensate che si possa risolvere questa
situazione che penalizza le comunità italiane? Si
tratta effettivamente di un tema molto importante e delicato riguardo
al servizio televisivo per gli Italiani all'estero: la distribuzione
locale del segnale. L'iniziativa della Petizione "Rai, per
Tutti, di Più" si centra sulla prestazione del servizio
pubblico della Rai, quindi sull'eliminazione del criptaggio di tutta
una serie di trasmissioni e sulla produzione di programmi da e per
gli Italiani all'estero. Questi sono i primi e più urgenti
temi che affrontiamo e per i quali cerchiamo la maggiore
mobilitazione possibile dei nostri concittadini, dato che si tratta
del problema "alla fonte": l'effettiva disponibilità
dell'interezza del servizio pubblico per tutti gli Italiani, anche
fuori del territorio nazionale. Ma senz'altro siamo coscienti che il
passo successivo riguarda già gli ambiti locali, specialmente
per i concittadini che non ricevono il segnale Rai direttamente dal
satellite (con parabola etc.) ma attraverso le offerte degli
operatori locali di televisione. Sappiamo che qui non si tratta
più
di interpellare il Parlamento, il Governo e la Rai, ma di esercitare
pressione sugli operatori locali appunto, ed esigere alle
rappresentanze diplomatiche e consolari italiane nel nostro paese di
residenza di "difendere" gli interessi informativi e
culturali delle comunità italiane. Questo tema è
infatti contenuto nel punto 3 della Petizione: "Un
adeguamento culturale con la produzione, la programmazione e
diffusione di programmi specifici per noi Italiani all'estero, con
l'impegno delle Autorità italiane locali per la
rappresentazione e la difesa degli interessi delle Comunità
italiane". Ci riferiamo proprio a questo: dobbiamo esigere di
poter effettivamente contare sui nostri rappresentanti più
vicini per essere più forti e così esigere agli
operatori locali la dovuta attenzione alle nostre domande informative
e culturali. Anche in questo caso, gli elementi decisivi sono
l'unità
e la mobilizzazione di tutti: gli operatori locali devono poter
vedere che anche la comunità italiana si muove, è
importante, e numerosa – quindi anche "conveniente" dal
punto di vista del mercato, se vogliamo – e non possono quindi
seguire delle logiche miopi e negative, riducendo o addirittura
eliminando l'offerta di segnale dei programmi italiani.
Dipenderà
anche da noi: per essere tutti coscienti del problema e coscienti che
la soluzione passa attraverso il massimo impegno unitario possibile,
per cercare insieme delle soluzioni pratiche ai vari aspetti del
problema, in modo che, una volta che otterremo il riconoscimento
della piena validità dei tre principi della Petizione, possano
essere proposte e portate avanti fino in fondo delle richieste
più
specifiche e adattate alle diverse realtà degli Italiani in
Europa.
3.4.
Perché non battersi perché l'Italia conceda “incentivi”
all'acquisto di sistemi di ricezione satellitare – quindi parabole
etc. – per non dover dipendere dalle limitazioni di canali che a
volte impongono i distributori locali? È senz'altro una richiesta
interessante, che potrà essere avanzata una volta che si ottenga
l'eliminazione dell'oscuramento e la produzione di programmi da e per
gli Italiani all'estero. Infatti, a poco servirebbe avere una parabola – anche a prezzo agevolato o
persino regalata – se poi tutta una serie di programmi della
Rai vengono radicalmente oscurati.
3.5. Chi e come
dovrebbe difendere gli interessi degli Italiani all'estero dal punto
di vista culturale e informativo?
Quando parliamo
di "difesa di interessi” pensiamo alla difesa del diritto alla
cultura e all'informazione, che deve essere esercitata in primo luogo
naturalmente alle Ambasciate e ai Consolati, comprendendo anche gli
Istituti Italiani di Cultura che vanno rilanciati e rafforzati. Ma ci
riferiamo anche ai Com.It.Es. e al C.G.I.E. come rappresentazioni
ufficiali
elette dai cittadini all’estero, che devono essere più
presenti e attive anche su questi temi, contando naturalmente
sull’appoggio e cooperazione dei vari soggetti dell’associazionismo
culturale, politico, sociale, regionale.